Fiore del giubileo della misericordia: un pallone in carcere

Fiore del giubileo della misericordia: un pallone in carcere

Un pallone in carcere

 Africa 1996

 

A Chirundu un ponte sull’immenso fiume Zambesi unisce e divide Zambia e Zimbabwe, zona di transito, di commercio e di traffici illeciti.

“Fratel Oreste non mi permette di lasciare Chirundu senza farmi vedere i suoi nuovi amici, i dodici carcerati chiusi in una stanza buia, a pochi metri dalla dogana e dal ponte. Uno di loro mi riconosce: “Ah, il padre Antonio di Kafue, quello che giocava al pallone nel campionato regionale!” Resto sorpreso, sono passati dieci anni, ma quel giovane non si è dimenticato dei miei potentissimi tiri con la squadra della parrocchia Aroma Stars.

 

Don Antonio con gli Aroma Stars di Kafue (Zambia)

Comperiamo al mercatino della piazza antistante chili di farina bianca, pesce secco, sale, zucchero e facciamo passare il tutto attraverso le sbarre. L’amico giocatore è felicissimo e condivide tutto con i suoi 11 compagni della specialissima squadra a strisce.

Gesù dice: “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi”.

Dal libro “Milano – Kafue, andata e ritorno” a pagina 330

 

Huacho 2016

 

Sono passati 20 anni ma il pallone serve anche qui come grimaldello per aprire le porte blindate del carcere di Carquin con quasi 2000 ospiti.

Tutti i venerdì due sacerdoti, due suore e un gruppetto di volontari fanno apostolato nel carcere. Io ci sono stato solo sette volte, tre per celebrare la Messa e quattro per il concorso dei presepi di Natale, sempre con forte coinvolgimento emotivo.

Al momento di premiare i migliori presepi del 2015 mi viene una ispirazione che subito esprimo al direttore e ai cinque delegati dei vari padiglioni: “Perché non facciamo delle belle partite di calcio mettendo in palio una grande coppa, posso venire con due squadre della scuola calcio della Cattedrale?” Quasi in coro tutti dicono: “Venga, padre, abbiamo giocatori fortissimi”. “Bene, mi impegno, ci vediamo dopo Natale!”

 

Proposta di Natale

 

Martedì 23 febbraio ci presentiamo davanti ai cancelli con 16 giovanissimi giocatori che non superano i 18 anni. Sono tesi e molto sorpresi dei severi controlli a cui devono sottoporsi senza cellulari, senza braccialetti, niente che sia collegabile a un computer e revisione minuziosa delle borse, delle scarpe fino alla perquisizione personale nel camerino. Robert lo scoprono con un cellulare, si blocca tutto per 10 lunghi minuti e anch’io mi irrigidisco preoccupatissimo.Il caso si risolve per la evidente immaturità del ragazzo e tutti possono farsi timbrare il braccio ricevendo un sereno “Benvenuti, il Direttore e i giocatori vi aspettano”.

Si gioca

 

Sono le dieci è il momento del sorteggio per la eliminazione diretta tra 8 squadre in lizza. La prima squadra ad uscire dal giro è una della Cattedrale, senza scuse a parte un po’ di timore davanti a giocatori maturi per età, potenza di tiro e grande voglia di vincere. Si gioca su un campetto in cemento con pavimento scivoloso con sponde alte 30 centimetri che sono considerate parte del gioco.

Con la maglia gialla della Cattedrale per sei ore seguo passo passo partita dopo partita dove non mancano le scintille da cartellino rosso. Le guardie carcerarie aiutano a tenere tutto sotto controllo. Il tifo quasi non esiste perché solo i giocatori e le riserve sono autorizzate a uscire dai loro padiglioni. Mi accorgo però che attraverso le sbarre del primo e secondo piano (come dalle tribune di uno stadio vero) ci stanno seguendo gridando ad ogni gol, specialmente per una semifinale decisa con la roulette dei rigori.

Gol

 Lo scontro tra la squadra due della Cattedrale e quella della polizia interna è durissimo, in un continuo alternarsi di gol e di falli con relative proteste. L’arbitro è sconvolto e devo entrare in campo a dargli una mano. Uno strano e polemico pareggio 5-5 ci permette di continuare.

Il sole e la sete si fanno sentire quando si arriva alla partita chiave contro il terzo padiglione, considerato il dominatore assoluto dei tornei interni. Balzano agli occhi esperti due modi diversi di giocare, potenza e rabbia agonistica da una parte e controllo della palla e schemi tattici dei miei giocatori ben allenati e condotti dal tecnico Moisès Racchumich. Vince la Cattedrale giocando alla “Barcellona di Messi” per 6 a 2.

Nella pausa prima della finale vedo con piacere che il ghiaccio si è sciolto ed i miei giovani che parlano con i carcerati in serenità. Mi diranno dopo: “Padre, grazie, abbiamo imparato molto, ci hanno dati consigli che conserveremo nel cuore”.

 

Don Antonio e l’allenatore

 

Una grande coppa alta quasi un metro aspetta il vincitore tra il padiglione quattro in maglia bianca a strisce rosse e la Cattedrale in giallo-brasiliano. A viso aperto si affrontano sempre con i due stili opposti, prevale il tattico fino al due a zero e poi dilaga il calcio maschio che si merita la coppa per 6 a 3. Si sente l’urlo che esce dalle “tribune con sbarre” e la gioiosa invasione di campi dei delegati del padiglione vincitore, il quattro.

Il padiglione quattro

 

Il sole già ha diminuito la sua forza, sono le quattro del pomeriggio al momento della premiazione, momento sempre magico in qualsiasi torneo che si rispetti.

Campioni 2016

 

Manca lo champagne a completare la consegna del diploma, di una busta con qualche soldo per brindare poi con tutti gli amici del padiglione, mentre il fotografo ufficiale (con debito permessso) immortala questa esperienza unica.

Un regalo in più per i vincitori sono le ambitissime maglie rosa-nero Max Andrè di Aurelio Rotondi e quelle verdi DI.PO. di Massimo Merli. Non posso dimenticare l’amico tedesco Markus Veith che da poco si è unito al gruppo dei benefattori per favorire sviluppo umano e cristiano attraverso un pallone di calcio.

Gli euro tedeschi

 

 

La carezza di Gesù

 Tutti sanno che Papa Francesco è tifoso vero e proprio della squadra argentina San Lorenzo, così sono certo che sarà contento nel sapere che In Perù si è realizzata l’opera di misericordia corporale numero sei che dice: ”Visitare i carcerati”, utilizzando un pallone.

“Grazie, torni ancora, è stata una giornata stupenda per noi sempre chiusi nel grigiore di queste mura. Ci può dare una benedizione?”

In amicizia

 

Non ero in cotta e stola, ma con la maglietta sportiva, contento di poter tracciare un piccolo segno di croce sulla fronte di vari giocatori. Uno era tanto alto che ho dovuto alzarmi sulla punta dei piedi per trasmettergli la carezza di Gesù.

 

 

Veloce è stata l’uscita, Robert ha riavuto il suo cellulare, i ragazzi erano rilassati e soddisfatti e non finivano di scambiarsi le impressioni che certamente hanno condiviso in famiglia e con altri amici.

Un pallone può fare piccoli miracoli anche oltre le sbarre.

 

Tutti felici

 

Già si avvicina la Pasqua, vissuta in Perù come Settimana Santa, tutta intera dalla domenica delle Palme alla messa del gallo delle quattro nella mattinata radiosa del giorno della Resurrezione.

Le incensatrici

 

Il Cristo Risorto e Sua Madre Maria ritornano in Cattedrale

dopo la notte di passione per le vie di Huacho

Buona PASQUA da 

Don Antonio Colombo

 Huacho, 15 marzo 2016