L’ARCA CONTINUA LA SUA ROTTA

L’ARCA CONTINUA LA SUA ROTTA

FIORE 10 

L’ARCA CONTINUA la sua rotta

L’Arca di Noè è rimasta ferma nel porto di Huacho per 5 mesi. Perché? Per lavori in corso che mi hanno fatto dirottare su altri lidi. 

sr Dalmazia, cavaliere della Stella d’Italia

Il primo ha origini africane per curare la traduzione, nella lingua ciniangia del Malawi e dello Zambia, dello storico libro di mia sorella Suor Dalmazia, ora cavaliere dell’Ordine della Stella. Si tratta di consigli alle donne sotto il titolo di “Economia Domestica”, è in circolazione dal 1971 con infinite edizioni in molte lingue, tanto da superare le centomila copie ed essere apprezzato anche dall’Unicef.

Il secondo lido è più vicino, in casa si può dire, con l’impegnoil mio libro improbo di presentare in spagnolo le mie esperienze di nove anni in questa città, con il titolo ambizioso: MI HUACHO, dato alle stampe il 4 ottobre, sotto lo sguardo di San Francesco.

L’impegno pastorale non si è fermato, sempre con uno sguardo più in là della sacrestia. 

 Una kermesse di misericordia

Chiarisco subito la parola ‘kermesse’ che non ha niente a che fare con lo sport, ma indica un tipo di attività per raccogliere fondi a scopo benefico.

Il vicino carcere di Carquin aveva un sogno: preparare cuochi e sfornare mille tipi di dolci. La nostra parrocchia ha sposato il progetto per fornire loro gli strumenti base, sempre grazie alla spinta del Papa Francesco nell’anno della Misericordia.

“Facciamo una kermesse!” Ognuno dei nostri 30 gruppi prepara dei piatti di cibi squisiti a casa sua, li porta in parrocchia per domenica 3 luglio, e si mette a venderli accontentando il palato fino dei clienti e facendosi pagare il giusto. Tutto va in una cassa comune per il sogno degli amici di Carquin.

manifesto della KERMESSE

È stata una festa, soprattutto per le famiglie dei bambini del catechismo che, finita la Messa, si sono seduti a un tavolino, mentre la mamma sceglieva il cibo secondo i gusti e il portafoglio. Musica e cantanti hanno allietato il momento del pranzo.

 Si raggiunge così la cifra di 4.000 soles, corrispondenti a più di 1.000 euro, da spendere nei negozi specializzati della capitale Lima. A questa cifra si aggiungono altri 2.000 soles (moneta del Perù), arrivati da lontano, sempre per il sogno dei carcerati. Arriva il giorno 5 di settembre per entrare “trionfalmente” in carcere con un camioncino carico con un grande frigorifero, un forno a gas tipo industriale, un miscelatore elettrico sempre formato grande, pentola a pressione per il riso, una bilancia, 24 piatti e forme in acciaio inossidabile per preparare vari tipi di torte e di dolci.

 La commissione parrocchiale ha varcato le porte del carcere senza problemi, anche il Direttore ci aspettava. Il locale non è il massimo, mentre subito spiccano i volti contenti dei 15 aspiranti cuochi con il loro immancabile cappello e grembiule bianco. Sono i fortunati del primo turno con tre giorni alla settimana per poi dare posto ad altri 15.

                    

 

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tutto pronto

il segretario

 La cerimonia è scandita dai ritmi solenni, con la presentazione dei doni, la parola del Direttore, della maestra, del delegato parrocchiale, un canto coinvolgente di un’artista e naturalmente una pagina della Bibbia, una parola di incoraggiamento e la benedizione di ogni oggetto e di ogni persona. Il saluto finale è stato fatto da Juan José, super emozionato perché vedeva coronato con successo tutto il suo lavoro come segretario, cuoco, coordinatore della kermesse e cassiere.  Il brindisi era accompagnato dai dolci, i primi prodotti degli studenti – cuochi che potranno venderli dentro il carcere e anche fuori perché hanno un piccolo stand nel mercato di Huacho.
Ho chiesto a loro di imparare bene e prepararmi per Natale un panettone Motta di qualità; da buon milanese potrò dare il voto.

 

futuri cuochi 

benedico tutto

Una gita interessante

gita a Chancay
gita a Chancay

 A un prezzo super popolare si offre una gita ai 70 clienti fissi della mensa popolare della parrocchia. Purtroppo solo 43 si iscrivono perché gli altri hanno il loro lavoro, soprattutto di venditori ambulanti, e non possono permettersi un giorno di svago.

       

piccola di quattro anni     e   terza età

Mercoledì 15 agosto, tutti sul pullman della Università Faustino con una bambina di 4 anni che allieta il viaggio, mentre all’altro estremo c’è una signora di quasi 90 anni che per la prima volta partecipa a una gita. Ha il suo bastoncino e un’amica che la sostiene, tanto da poter raggiungere tutti i luoghi previsti, anche quelli con ripide scale.

La meta è Chancay, una cittadina affacciata sull’Oceano Pacifico, a 60 chilometri da Huacho. Il programma tocca vari luoghi: la chiesa antica, la grande piazza coloniale, il museo archeologico, il castello romano-spagnolo, il porto, la spiaggia con i pellicani e naturalmente un ristorante con un bel pranzo a base di pesce.

chiesa antica di Chancay
chiesa antica di Chancay
castello romano
castello romano


Mentre la Chiesa è davvero antica, la prima di tutta la Diocesi di Huacho, il castello invece è una costruzione che non arriva a cent’anni ed è opera di una famiglia di discendenti italiani che ha utilizzato modelli architettonici dell’antica Roma con sfumature spagnole. Ora è aperta ai turisti, comprese le stanze piene di foto storiche della famiglia Boggio Vigliani con marcato stile italiano.
Per me, interessantissime le conversazioni con i ‘vecchietti’, le loro storie personali, le vicende del Perù vissute dall’interno con una gran voglia di continuare a vivere e sognare.

Più di un’ora è dedicata al museo archeologico con una guida che riusciva a entusiasmare anche solo parlando di un piccolo vaso in ceramica datato tremila anni fa, al tempo di una civiltà radicata nella stessa cittadina.

tutti in acqua

 Il porto innalzava la bandiera rossa per le onde agitate per la gioia dei surfisti e permettevano a cento pellicani di godersi la spiaggia fino all’arrivo di due pullman di studenti delle superiori che, tranquillamente, entrarono vestiti nelle acque fredde facendo scherzi soprattutto a spese delle ragazzine.

 La novantenne non finiva più di ringraziarmi, chiedendo:” Quando sarà la prossima gita, non me la voglio perdere!”

pellicani

 A 50 anni dal terremoto di Huacho

50 anni dal terremoto del 1966

 Nei giorni del terremoto nelle Marche anche qui a Huacho ci sono state due scosse di quarto grado, sufficiente per risvegliare paure antiche sedimentate nella memoria da 50 anni.

“Non dimenticarti! Ricordare, costruire, migliorare la vita in Huacho”

Questa la frase ha fatto da stimolo al 50° anniversario del devastante terremoto di Huacho, 17 ottobre 1966, alle 4.45 del pomeriggio, scossa 8.1 della scala Richter.
Ci siamo riuniti nella Cattedrale “nuova” ricostruita nello stesso spazio di quella crollata in quel fatidico giorno, alle 4:45 il minuto fatidico, un trombettista ha scandito il silenzio, un momento da brivido. Alle 18 una Messa a ricordo di tre bambine morte sotto le macerie della loro scuola dalle Suore domenicane.

per non dimenticare

 Quattro sono state le testimonianze, piene di tristezza, ma anche di speranza: “Ce l’abbiamo fatta, Huacho, Huaura e la Cattedrale sono risorte in meglio”.

La parola a Gladys, allora ventenne.
Sono Gladys Acha de Loza, della Rinnovazione Carismatica, abitavo a Huaura.
Voglio raccontare in breve ciò che ho vissuto quel lunedì 17 ottobre del 1966 – esattamente 50 anni fa, sempre di lunedì – quando tutto il territorio dal Callao a Supe fu sconvolto da un terremoto che aveva come epicentro il mare davanti alla Punta Salinas, con la intensità di 8.1 gradi della scala Richter e con la durata di 45 interminabili secondi. Quel pomeriggio esco di casa per andare dalla parrucchiera per mettere in ordine i capelli in vista del mio viaggio a Lima, insieme alla mia suocera, per partecipare il 18 ottobre alla tradizionale Messa e processione del Signore dei Miracoli. Sono seduta sotto il casco per asciugarmi i capelli, quando improvvisamente comincio a sentire un movimento tellurico che viene dalla profondità della terra, prima in forma orizzontale per passare immediatamente alla forma verticale, come una T.

io ricordo che…

Tutti, spaventatissimi, ci precipitiamo nella strada, nel caos totale con le case che crollano insieme ai pali della luce e del telefono mentre le macchine non riescono ad avanzare, siamo immersi in un polverone immenso, che sembra non voler mai finire. Piangiamo, ci mettiamo in ginocchio, preghiamo il Signore di far cessare il terremoto, pensiamo che sia già arrivata la fine del mondo, ma anche i 45 secondi passano e scende una calma irreale. Mi metto a correre più che posso per cercare la mia piccolissima bambina che avevo lasciato in casa addormentata per la siesta sotto lo sguardo vigile di mio papà. Il cammino verso la mia casa è interminabile, passo sopra le macerie, in mezzo gente che va su e giù tutti alla ricerca dei propri cari, con mamme che volano verso la scuola per rintracciare i loro figli. Vedo persone ferite sotto le pareti crollate, piangono, gridano per il dolore e c’è anche una persona morta per un cornicione caduto proprio sulla sua testa… Finalmente vedo mio papà che mi stava cercando, ci incontriamo all’altezza della chiesa di Sant’Antonio Abate, è tutta distrutta. Ci abbracciamo e piangendo gli chiedo: “Dove è la mia piccola?” “Sta bene, è intatta, l’ho lasciata tra le braccia di una vicina, tutti sono nella piazza San Martin”. Che sollievo immenso!
Huaura è un paese piccolo, tutti molto uniti, ci conosciamo, sempre ci diamo una mano tanto più dal momento che è diventato un ‘paese fantasma’. Le repliche continuano per diversi giorni, calmandosi a poco a poco. I danni materiali sono tanti, due i morti, una donna e un bambino sparito all’uscita dalla scuola. I soldati lo ritrovano dopo alcuni giorni sotto le macerie di una casa all’altezza del Seminario.
Adesso sono serena e contenta vedendo che il paese di Huaura si sta trasformando in una città bella, prospera e ordinata grazie alla benevolenza di Dio, alle sue autorità e alla gente che ha lavorato con grande impegno, unita per ottenere questo risultato.
Ma mi viene una nostalgia al ricordo del mio paese scomparso, era formato da una sola strada con case antiche che mantenevano le vestigia coloniali spagnole con i suoi portoni e le finestre intarsiate, immensi giardini e quella torre campanaria da dove, nel 1821, si lanciò il grido di Indipendenza del nostro amato Perù, grazie al colonnello José di San Martin.
Grazie, Signore, per averci protetti.

Gladys Acha de Loza

P.S. Purtroppo il bilancio finale del terremoto è triste: 32 morti e 2000 senza casa.

 

Papa misericordioso

 Notizie telegrafiche

 

 

  • Si è ripetuta la campagna medica con più dottori e più ammalati.
  • Buon successo per l’altra campagna dedicata al controllo della vista.

  • Le magliette della Juventus portano fortuna e fanno vincere il Campionato della festa patronale di San Bartolomeo.

 

   La scuola sulla collina rocciosa cresce, ha il tetto con travi di bambù, le pareti intonacate e i pavimenti quasi finiti. Mancano porte, finestre e…

  •  Il mio libro in spagnolo Mi Huacho è letto con passione da una signora di 96 anni. Ne parlerò nel prossimo articolo.

 

nel 2007
  • Oggi, 23 novembre, compio 9 anni come cittadino di Huacho. È stato firmata la nuova convenzione per altri tre anni. Sono contento.

Don Antonio Colombo

 

Huacho, 23 novembre 2016

nel 2016