Fiore 15 VIRUS INTERNAZIONALI

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Fiore 15

VIRUS INTERNAZIONALI

 

Vacanze Italia con tante gentilezze

Ogni tre anni un salto in Italia, famiglia, amici, parrocchie, realtà politiche sociali, controlli medici, tempo di riposo e anche visite a ospedali e cimiteri.

nella-neve

Si ingrassa di qualche chilo, si incontrano tante persone e si cerca di raccontare le “meraviglie di Dio” vissute nel campo missionario del Perù.

Dove si realizza tutto questo?

Nelle case, attorno a tavoli di ristoranti, in chiese, in auditorium parrocchiali, con interviste varie, utilizzando i nuovi orizzonti di internet.

 amici del 40
amici del 40

Un incontro immancabile è quello con i miei compagni di classe delle elementari a Casatenovo, tutti nati nel 1940. Nella Messa alla chiesetta del Villaggio Vismara si è letta la lunga lista degli amici già in paradiso e quella degli ammalati, senza che si sia spenta l’allegria di chi resta e può ancora fare un ottimo pranzo, scambiandosi ricordi, notizie e battute spiritose, rigorosamente in dialetto brianzolo. 

le meraviglie del vangelo
le meraviglie del vangelo
a Cerro Maggiore con le Acli
a Cerro Maggiore con le Acli
a tavola
a tavola

Non posso dimenticare la visita a Milano Greco a cinque signore novantenni, una più ammalata dell’altra, ma anche una più dolce e generosa dell’altra. Piera Fossati e Annamaria Varisco sono già volate in cielo.

quanti
quanti

Con Piera ho parlato per telefono proprio l’ultimo giorno della sua vita, era commossa e serena, sempre ricca di fede. Annamaria ha fatto in tempo ad organizzare il mio incontro con la Terza Età e mi ha accompagnato alla sartoria ecclesiastica in via Edolo per aiutarmi a scegliere una nuova casula per la celebrazione dei matrimoni a Huacho, circa 90 ogni anno. Il suo buon gusto sempre l’ho apprezzato, specialmente quando c’era da rivestire da capo a piedi sacerdoti o Vescovi africani. Per coprire le spese metteva in movimento mezza Greco, oltre al generosissimo gruppo missionario. Ho scritto per il suo funerale: “Che stupenda figura è stata Annamaria Varisco. Con che gentilezza mi ha accompagnato a comprare la casula bianco rossa da Bianchetti. Soffriva ma sentiva di non poter dire di no a don Antonio! Tanta era la vera amicizia con lei e sua sorella. Un ricordo stupendo. Conserviamola nei nostri cuori”. Mi hanno scritto: “La Banfi lesse la tua lettera e ci fu un lungo applauso nel quale sentii condensati sentimenti, emozioni, amicizia, certezza di fede di una comunità”.

giovani e signorine
giovani e signorine

La conferenza che più ricordo è quella data a Cerro Maggiore, la mia prima parrocchia, con l’ACLI promotrice dell’incontro. Penso che fossero più di 150 persone presenti dai “miei ragazzi” di 50 anni fa ai loro figli, bei giovanotti e signorine sprizzanti gioventù e freschezza.

La Messa più “calda” è stata invece quella all’Altopiano, l’ultima parrocchia, con la stessa gente di 10 anni fa – ai medesimi posti di allora – arricchita da chierichetti e bambini dell’ultima generazione da me battezzata.

attentissimi
attentissimi
battezzati
battezzati
 ci si ritrova
ci si ritrova

 

Messa a Seveso Altopiano
Messa a Seveso Altopiano
Pronto per celebrare
Pronto per celebrare
sull'altare con il parroco
sull’altare con il parroco
dopo 10 anni
dopo 10 anni
cimitero Casatenovo dai miei cari
cimitero Casatenovo dai miei cari
incontro con gli amici
altri amici

Quanti virus

Venerdì 7 aprile prendo il volo di ritorno a Huacho senza accorgermi che oltre ai pesanti bagagli mi porto dentro, sotto forma di una leggera e fastidiosa tosse, i virus accumulati nel mio viaggio intercontinentale con scali in Brasile, Sud Africa, Mozambico, Turchia, Italia, San Paolo e Lima.

ritorno a Huacho
ritorno a Huacho

Don Ruggero Camagni mi offre la cena nel ristorante interno della Malpensa, ma già sento di non aver appetito, solo colpi di tosse. Ogni ora di volo un colpo in più e le ore sono ben 14 con il fuso orario che allunga la notte. Rifiuto il cibo gentilmente offerto dalle hostess, accettando solo un po’ di yogurt, segno – per chi mi conosce – che sto proprio male.

virus turco
virus turco
virus africano

L’attesa nel freddo aeroporto di San Paolo in Brasile è disagevole anche per la chiusura di tutti i ristoranti, data l’ora mattutina, sono appena le 5. Sospiro l’arrivo a Lima, ma senza miglioramenti tanto da far preoccupare il gentilissimo autista Giancarlo che mi riporta a Huacho, nel primo pomeriggio del sabato 8 di aprile, alla vigilia della Settimana Santa. 

E comincio a prendere antibiotici, senza osare  misurare la febbre.

 

Settimana santa a singhiozzi

È proprio bella la celebrazione della Settimana Santa nella mia parrocchia. Trovo tutto ben organizzato dai sacerdoti e dalle confraternite, non ho che da inserirmi nel programma e godermelo a partire dalla benedizione dei rami di ulivo nella piazzetta di Olaya.

pronto per le palme

Contenta è la gente di rivedermi dopo due mesi, un po’ ingrassato. Una dottoressa però subito, nel salutarmi, si accorge che il mio respiro e la mia voce non sono regolari. “Sarà la stanchezza del volo?” La sera della domenica delle Palme vado al pronto soccorso con il dottore che mi prescrive subito la schermografia ai polmoni, una iniezione intramuscolare, una serie di medicine con l’ordine di riposo assoluto per alcuni giorni. Qui comincio a disobbedire pur riducendo al minimo le mie apparizioni in Cattedrale, tra una pastiglia e l’altra. Mercoledì Santo una mezz’ora con Gesù Nazzareno, Giovedì Santo con la Messa Crismale e l’Ultima Cena seguita da 15 minuti del percorso della visita alle 7 chiese, faceva freddo. Venerdì Santo predico l’ultima parola di Cristo in croce quella della : “Nelle tue mani metto il mio spirito”. La liturgia popolare della discesa di Gesù dalla Croce mi vede presente per poi scappare a casa a riposarmi, niente processione del Santo Sepolcro. Difficile la notte, un buon riposo alla mattina del Sabato Santo sognando la possibilità di ritrovare le forze per la Messa del Gallo, punto centrale della Resurrezione. 

domenica delle palme

Pasqua, alle 4 del mattino sono in Chiesa rivestito della nuovissima casula bianco rossa di Milano, celebrando la Messa circondato dalle quattro immagini di Gesù Risorto, la Madonna Dolorosa, San Pietro e San Giovanni. Mi prendo poi un’altra pausa di qualche ora per ritrovarmi in Piazza d’Armi per l’arrivo trionfante dei quattro personaggi al canto di “Tu regnerai…” con quattro bande all’unisono e migliaia di fedeli felicissimi.

domenica delle palme
Casula per Messa pasquale

Un altro controllo all’ospedale, il pranzo del lunedì di Pasquetta, notti insonni fino al momento cruciale della sera di mercoledì 19 aprile: “Lei da qui non si muove!” È la voce ferma e decisa della stessa dottoressa della mattina delle Palme.

 

Messa del gallo
Pasqua mattina presto
Pasqua in piazza

La solita stanza dell’Ospedale

Al secondo piano, in medicina, c’è una stanza che può essere battezzata come “stanza padre Antonio”. È tutta per me, la conosco a memoria dal 2 novembre 2014, con il quadro del Signore della Misericordia che mi aspetta, appeso alla parete di fronte al letto numero 16. Qui mi trasportano dal pronto soccorso alle ore 22 di mercoledì 19 aprile. I polmoni non funzionano, sono pieni di catarro, il respiro è un sibilo, così comincia il bombardamento con medicine una più forte dell’altra bloccando subito la febbre che era altissima. Mi tranquillizzo sapendo che tutti fanno del loro meglio, preferiscono vedermi come cappellano che come paziente.

Ospedale di Huacho
foto per Facebook
foto sul cellulare
messa in camera
dieci fedeli
offertorio

Le mie sorelle sono lontanissime, ma anche qui ci sono persone gentilissime e generose che provvedono a tutto partendo dal ricupero delle pantofole e del pigiama dalla casa, distante solo 50 metri.

Giorno dopo giorno, notte dopo notte, ora dopo ora il tempo scorre lento ma verso un risultato positivo. Non mancano attenzioni particolari come per la dieta che sostituisce il riso in bianco secco con una buona dose di spaghetti al pesto!

Il cartello dice: “Visite limitatissime”, ma i parrocchiani spingono per entrare, facendo innervosire i vigilanti, le infermiere e sbottare un dottore: “Lasciatelo ricuperare!”

Cosa impossibile dopo che una mia foto nel letto 16 appare nientemeno che sul Facebook ufficiale dell’Ospedale Regionale, diffondendosi fino all’India, dopo essere passata anche sui cellulari di migliaia di tassisti di Huacho.

 

L’altare tra le medicine

“Dottore, oggi è domenica, posso celebrare la Messa, qui in stanza?” Un momento di imbarazzo, qualche consulta con i colleghi e poi: “Sì, ma si ricordi del cartello!”

Un movimento frenetico e in meno di un’ora la stanza si trasforma in cappella, il tavolino delle medicine in altare e Gesù arriva con la sua parola e la sua presenza. È la domenica della Misericordia, Gesù sembra sorridere dal quadro della parete. Passo dal letto a una sedia, con movimenti lenti, sono emozionato così come le dieci fortunate persone che pregano con me.

Due minuti di predica a bassa voce per arrivare al momento centrale alzando il pane e il calice. Anche i canti sono sottovoce, ma intensissimi. La comunione unisce i cuori a Dio e al mondo che soffre. Ma, che succede nel corridoio? Pianti acuti e disperati ci allarmano. È morto il vicino nella stanza 15. Sono ammalato, ma sempre sacerdote con la spinta interiore di soccorrere. Esco lo stesso per riuscire a dare una piccola benedizione sulla fronte ancora calda del defunto. Si calmano i pianti mentre altri pazienti chiedono la mia benedizione. L’arrivo del dottore mi fa rientrare subito al numero 16 perché la mia pressione si è subito alzata e il respiro si è fatto affannoso. Subito mi hanno ricollegato alla bombola di ossigeno. Quella notte ho cominciato a riposare.

consacrazione

Tre giorni dopo, visto il miglioramento evidenziato dalla schermografia, i dottori decidono di mandarmi a casa con l’ordine tassativo di chiudermi dentro a doppia mandata per permettere ai tanti farmaci di continuare a produrre i loro effetti tranquillamente.

Così gli otto giorni in ospedale si allungano con altri sei in casa, nel silenzio di una clausura arricchita dalla Messa che celebro solo ben consapevole del suo valore universale come dice la liturgia: “Questo sacrificio di riconciliazione porta la pace e la salvezza al mondo intero”,

Sono di nuovo in piedi, grazie Signore.

  

Huacho, 5 maggio 2017

don Antonio Colombo