SPIGOLANDO da Muliquela e dintorni

 SPIGOLANDO DA MULIQUELA E DINTORNI

Domenica, 25 settembre 2016

Nella nostra Parrocchia si è svolta la  Giornata  del Giubileo della Misericordia per i catechisti.

il parroco invoca la benedizione sui catechisti
ogni catechista riceve una candela

Erano presenti una rappresentanza da tutte le 57 comunità cristiane. La Messa è stata preceduta da una processione resa suggestiva dalle candele che abbiamo potuto dare ad ogni catechista (non era mai successo!), grazie a un dono arrivato dall’Italia, dall’Associazione onlus di Lissone(Mi) fondata, e poi intitolata, a “Padre Mauro Calderoni IMC” che fu missionario a Massinga.

il Parroco affida il mandato al responsabile eletto

La giornata è inoltre dedicata, a livello diocesano e su indicazione del Vescovo, dom Francisco Lerma,  alla  Giornata di preghiera per la pace, per vivere – anche se in un giorno diverso –“ l’evento inter-religioso che decorrerà ad Assisi. Papa Francisco chiede che si celebri, em todas as Igrejas particulares!
E di Pace il Mozambico ha un estremo bisogno.
Partecipava anche il Gruppo Consolata che a turno accompagnano le suore nelle “uscite in periferia”.

Venerdì, 30-settembre ’16 

 Con gratitudine  passiamo la giornata, a chiusura del mese di Settembre, preparandoci a vivere intensamente il mese missionario iniziando la lettura della Lettera per la Giornata Missionaria Mondiale di Papa Francesco. Vivremo questo mese visitando le comunità, seguendo ed animando in stile missionario, in particolare, l’Infanzia Missionaria e il Gruppo Consolata.

OTTOBRE 2016

Domenica, 2 ottobre 2016

c’era tanto sole

Il mese missionario è iniziato con la visita alle comunità cristiane. Stamattina presto sono partite per Mala, suor Janet Paiva e suor Julia Muya, accompagnate da alcune signore del Gruppo Consolata. Al ritorno hanno raccontato l’emozione di trovare una comunità numerosissima, ben organizzata liturgicamente e generosa nel gratificare le sorelle per la visita offrendo loro  prodotti agricoli, specialmente fagioli bueri. Sia lodato il cielo per il dono della missione.

bimbi in attesa
si prepara e si condivide

 

Venerdì, 7 ottobre 2016

Sono iniziati i lavori di restauro del Centro di Promozione della donna, inserito nel nostro cortile. Il progetto, finanziato da Manos Unidas, ong spagnola, è sotto la direzione della diocesi che segue i lavori.

logo MANOS UNIDAS
una laica, Teresa, cura l’alfabetizzazione
gruppo di alfabetizzazione

Come ogni martedì e venerdì, suor Dalmazia accoglie un gruppo di donne per il cucito. Ha la gioia di vedere aumentare il numero e la frequenza di ragazze e fra loro c’è  anche Maurizio, un ragazzo adolescente, molto vivace, mancino! Non è facile  cucire da mancino, o meglio è difficile insegnare ad un mancino come tenere l’ago… Altri seguono corsi di aiuto all’alfabetizzazione per superare le difficoltà scolastiche.

scuola di cucito con le mamme

  Anniversario della beatificazione del Fondatore e Festa della Madonna del Rosario

coro di giovani

Due celebrazioni care al cuore delle Missionarie della Consolata, ma, per noi “tribolate”. Basti dire che: essendo senza motore per l’acqua, occorre andare a prenderla – per bere– a tre chilometri. Ma l’auto, non è partita!!! Vani i tentativi di un meccanico. Ma, che commozione veder arrivare da Ile, suor Diana della Congregazione di Gesù, Maria, Giuseppe, con un carico super abbondante di acqua che ci durerà una settimana! Per uso non “alimentare”, le donne che vanno al fiume ci riforniscono portando un bidoncino di 20 litri in testa e facendo vari viaggi.

dirette al fiume per l’acqua

 

 Sabato, 8 ottobre 2016

Questi furono due giorni di grazia per la nostra parrocchia santuario della Madonna di Fatima perché in essa si realizzò il Pellegrinaggio Diocesano della Legione di Maria. Per l’occasione arrivarono, come fu per il 13 maggio, camion pieni di pellegrini con la tipica divisa azzurra, provenienti da quasi tutte le parrocchie.

Alle 16,30, iniziò la vigilia di preghiera con la processione con la statua della Madonna che si è snodata devotamente durante due ore, con entrata “ordinata” dalla Porta Santa, essendo la finalità del pellegrinaggio l’acquisto della indulgenza dell’Anno della Misericordia. Seguì la presentazione delle parrocchie presenti, in una chiesa gremita che non riuscì a contenere tutti, poi la Santa Messa concelebrata da un rappresentante del Vescovo, padre Amèrico, rettore del seminario propedeutico di Gurue, il parroco padre Pedro, e due sacerdoti di Ile, padre Luis e padre Xavier.

la statua della Madonna di Fatima in processione
legionari di Maria in attesa della processione

    

Seguì, come è consuetudine, l’adorazione del Santissimo Sacramento, fino al mattino alle 5, e poi alle 7 la Santa messa solenne, all’aperto per poter contenere la moltitudine.

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p. Mauro Calderoni IMC

E tutto questo affrontando tanti disagi, perché in missione in questi giorni non avevamo né elettricità, né acqua, che si dovette attingere al fiume. Per l’illuminazione, grazie all’abbondanza di candele, arrivate dall’Italia con l’Associazione “Padre Mauro Calderoni”.

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La Madonna non potrà non benedire tanta devozione e tanto sacrificio.

Nel ritorno un camion ebbe un’avaria così le persone rimasero alcune ore in attesa di rimettere in moto l’automezzo, che grazie a Dio riportò, a Gurue tutti i pellegrini sani e salvi.

ultim’ora

da un’email di dicembre

carissimi,

siamo contente che le piogge sono iniziate bene: erano tanti anni che iniziavano dopo Natale in modo irregolare provocando alluvioni o arrestandosi senza dare tempo alla maturazione del raccolto. Sta piovendo dolcemente. Ed avendo piovuto la ninna nanna me la cantano le rane e non so quale uccello notturno che dialoga con la sua bella.

suor Dalmazia Colombo

 Muliquela, 21 novembre 2016

L’ARCA CONTINUA LA SUA ROTTA

FIORE 10 

L’ARCA CONTINUA la sua rotta

L’Arca di Noè è rimasta ferma nel porto di Huacho per 5 mesi. Perché? Per lavori in corso che mi hanno fatto dirottare su altri lidi. 

sr Dalmazia, cavaliere della Stella d’Italia

Il primo ha origini africane per curare la traduzione, nella lingua ciniangia del Malawi e dello Zambia, dello storico libro di mia sorella Suor Dalmazia, ora cavaliere dell’Ordine della Stella. Si tratta di consigli alle donne sotto il titolo di “Economia Domestica”, è in circolazione dal 1971 con infinite edizioni in molte lingue, tanto da superare le centomila copie ed essere apprezzato anche dall’Unicef.

Il secondo lido è più vicino, in casa si può dire, con l’impegnoil mio libro improbo di presentare in spagnolo le mie esperienze di nove anni in questa città, con il titolo ambizioso: MI HUACHO, dato alle stampe il 4 ottobre, sotto lo sguardo di San Francesco.

L’impegno pastorale non si è fermato, sempre con uno sguardo più in là della sacrestia. 

 Una kermesse di misericordia

Chiarisco subito la parola ‘kermesse’ che non ha niente a che fare con lo sport, ma indica un tipo di attività per raccogliere fondi a scopo benefico.

Il vicino carcere di Carquin aveva un sogno: preparare cuochi e sfornare mille tipi di dolci. La nostra parrocchia ha sposato il progetto per fornire loro gli strumenti base, sempre grazie alla spinta del Papa Francesco nell’anno della Misericordia.

“Facciamo una kermesse!” Ognuno dei nostri 30 gruppi prepara dei piatti di cibi squisiti a casa sua, li porta in parrocchia per domenica 3 luglio, e si mette a venderli accontentando il palato fino dei clienti e facendosi pagare il giusto. Tutto va in una cassa comune per il sogno degli amici di Carquin.

manifesto della KERMESSE

È stata una festa, soprattutto per le famiglie dei bambini del catechismo che, finita la Messa, si sono seduti a un tavolino, mentre la mamma sceglieva il cibo secondo i gusti e il portafoglio. Musica e cantanti hanno allietato il momento del pranzo.

 Si raggiunge così la cifra di 4.000 soles, corrispondenti a più di 1.000 euro, da spendere nei negozi specializzati della capitale Lima. A questa cifra si aggiungono altri 2.000 soles (moneta del Perù), arrivati da lontano, sempre per il sogno dei carcerati. Arriva il giorno 5 di settembre per entrare “trionfalmente” in carcere con un camioncino carico con un grande frigorifero, un forno a gas tipo industriale, un miscelatore elettrico sempre formato grande, pentola a pressione per il riso, una bilancia, 24 piatti e forme in acciaio inossidabile per preparare vari tipi di torte e di dolci.

 La commissione parrocchiale ha varcato le porte del carcere senza problemi, anche il Direttore ci aspettava. Il locale non è il massimo, mentre subito spiccano i volti contenti dei 15 aspiranti cuochi con il loro immancabile cappello e grembiule bianco. Sono i fortunati del primo turno con tre giorni alla settimana per poi dare posto ad altri 15.

                    

 

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tutto pronto

il segretario

 La cerimonia è scandita dai ritmi solenni, con la presentazione dei doni, la parola del Direttore, della maestra, del delegato parrocchiale, un canto coinvolgente di un’artista e naturalmente una pagina della Bibbia, una parola di incoraggiamento e la benedizione di ogni oggetto e di ogni persona. Il saluto finale è stato fatto da Juan José, super emozionato perché vedeva coronato con successo tutto il suo lavoro come segretario, cuoco, coordinatore della kermesse e cassiere.  Il brindisi era accompagnato dai dolci, i primi prodotti degli studenti – cuochi che potranno venderli dentro il carcere e anche fuori perché hanno un piccolo stand nel mercato di Huacho.
Ho chiesto a loro di imparare bene e prepararmi per Natale un panettone Motta di qualità; da buon milanese potrò dare il voto.

 

futuri cuochi 

benedico tutto

Una gita interessante

gita a Chancay
gita a Chancay

 A un prezzo super popolare si offre una gita ai 70 clienti fissi della mensa popolare della parrocchia. Purtroppo solo 43 si iscrivono perché gli altri hanno il loro lavoro, soprattutto di venditori ambulanti, e non possono permettersi un giorno di svago.

       

piccola di quattro anni     e   terza età

Mercoledì 15 agosto, tutti sul pullman della Università Faustino con una bambina di 4 anni che allieta il viaggio, mentre all’altro estremo c’è una signora di quasi 90 anni che per la prima volta partecipa a una gita. Ha il suo bastoncino e un’amica che la sostiene, tanto da poter raggiungere tutti i luoghi previsti, anche quelli con ripide scale.

La meta è Chancay, una cittadina affacciata sull’Oceano Pacifico, a 60 chilometri da Huacho. Il programma tocca vari luoghi: la chiesa antica, la grande piazza coloniale, il museo archeologico, il castello romano-spagnolo, il porto, la spiaggia con i pellicani e naturalmente un ristorante con un bel pranzo a base di pesce.

chiesa antica di Chancay
chiesa antica di Chancay
castello romano
castello romano


Mentre la Chiesa è davvero antica, la prima di tutta la Diocesi di Huacho, il castello invece è una costruzione che non arriva a cent’anni ed è opera di una famiglia di discendenti italiani che ha utilizzato modelli architettonici dell’antica Roma con sfumature spagnole. Ora è aperta ai turisti, comprese le stanze piene di foto storiche della famiglia Boggio Vigliani con marcato stile italiano.
Per me, interessantissime le conversazioni con i ‘vecchietti’, le loro storie personali, le vicende del Perù vissute dall’interno con una gran voglia di continuare a vivere e sognare.

Più di un’ora è dedicata al museo archeologico con una guida che riusciva a entusiasmare anche solo parlando di un piccolo vaso in ceramica datato tremila anni fa, al tempo di una civiltà radicata nella stessa cittadina.

tutti in acqua

 Il porto innalzava la bandiera rossa per le onde agitate per la gioia dei surfisti e permettevano a cento pellicani di godersi la spiaggia fino all’arrivo di due pullman di studenti delle superiori che, tranquillamente, entrarono vestiti nelle acque fredde facendo scherzi soprattutto a spese delle ragazzine.

 La novantenne non finiva più di ringraziarmi, chiedendo:” Quando sarà la prossima gita, non me la voglio perdere!”

pellicani

 A 50 anni dal terremoto di Huacho

50 anni dal terremoto del 1966

 Nei giorni del terremoto nelle Marche anche qui a Huacho ci sono state due scosse di quarto grado, sufficiente per risvegliare paure antiche sedimentate nella memoria da 50 anni.

“Non dimenticarti! Ricordare, costruire, migliorare la vita in Huacho”

Questa la frase ha fatto da stimolo al 50° anniversario del devastante terremoto di Huacho, 17 ottobre 1966, alle 4.45 del pomeriggio, scossa 8.1 della scala Richter.
Ci siamo riuniti nella Cattedrale “nuova” ricostruita nello stesso spazio di quella crollata in quel fatidico giorno, alle 4:45 il minuto fatidico, un trombettista ha scandito il silenzio, un momento da brivido. Alle 18 una Messa a ricordo di tre bambine morte sotto le macerie della loro scuola dalle Suore domenicane.

per non dimenticare

 Quattro sono state le testimonianze, piene di tristezza, ma anche di speranza: “Ce l’abbiamo fatta, Huacho, Huaura e la Cattedrale sono risorte in meglio”.

La parola a Gladys, allora ventenne.
Sono Gladys Acha de Loza, della Rinnovazione Carismatica, abitavo a Huaura.
Voglio raccontare in breve ciò che ho vissuto quel lunedì 17 ottobre del 1966 – esattamente 50 anni fa, sempre di lunedì – quando tutto il territorio dal Callao a Supe fu sconvolto da un terremoto che aveva come epicentro il mare davanti alla Punta Salinas, con la intensità di 8.1 gradi della scala Richter e con la durata di 45 interminabili secondi. Quel pomeriggio esco di casa per andare dalla parrucchiera per mettere in ordine i capelli in vista del mio viaggio a Lima, insieme alla mia suocera, per partecipare il 18 ottobre alla tradizionale Messa e processione del Signore dei Miracoli. Sono seduta sotto il casco per asciugarmi i capelli, quando improvvisamente comincio a sentire un movimento tellurico che viene dalla profondità della terra, prima in forma orizzontale per passare immediatamente alla forma verticale, come una T.

io ricordo che…

Tutti, spaventatissimi, ci precipitiamo nella strada, nel caos totale con le case che crollano insieme ai pali della luce e del telefono mentre le macchine non riescono ad avanzare, siamo immersi in un polverone immenso, che sembra non voler mai finire. Piangiamo, ci mettiamo in ginocchio, preghiamo il Signore di far cessare il terremoto, pensiamo che sia già arrivata la fine del mondo, ma anche i 45 secondi passano e scende una calma irreale. Mi metto a correre più che posso per cercare la mia piccolissima bambina che avevo lasciato in casa addormentata per la siesta sotto lo sguardo vigile di mio papà. Il cammino verso la mia casa è interminabile, passo sopra le macerie, in mezzo gente che va su e giù tutti alla ricerca dei propri cari, con mamme che volano verso la scuola per rintracciare i loro figli. Vedo persone ferite sotto le pareti crollate, piangono, gridano per il dolore e c’è anche una persona morta per un cornicione caduto proprio sulla sua testa… Finalmente vedo mio papà che mi stava cercando, ci incontriamo all’altezza della chiesa di Sant’Antonio Abate, è tutta distrutta. Ci abbracciamo e piangendo gli chiedo: “Dove è la mia piccola?” “Sta bene, è intatta, l’ho lasciata tra le braccia di una vicina, tutti sono nella piazza San Martin”. Che sollievo immenso!
Huaura è un paese piccolo, tutti molto uniti, ci conosciamo, sempre ci diamo una mano tanto più dal momento che è diventato un ‘paese fantasma’. Le repliche continuano per diversi giorni, calmandosi a poco a poco. I danni materiali sono tanti, due i morti, una donna e un bambino sparito all’uscita dalla scuola. I soldati lo ritrovano dopo alcuni giorni sotto le macerie di una casa all’altezza del Seminario.
Adesso sono serena e contenta vedendo che il paese di Huaura si sta trasformando in una città bella, prospera e ordinata grazie alla benevolenza di Dio, alle sue autorità e alla gente che ha lavorato con grande impegno, unita per ottenere questo risultato.
Ma mi viene una nostalgia al ricordo del mio paese scomparso, era formato da una sola strada con case antiche che mantenevano le vestigia coloniali spagnole con i suoi portoni e le finestre intarsiate, immensi giardini e quella torre campanaria da dove, nel 1821, si lanciò il grido di Indipendenza del nostro amato Perù, grazie al colonnello José di San Martin.
Grazie, Signore, per averci protetti.

Gladys Acha de Loza

P.S. Purtroppo il bilancio finale del terremoto è triste: 32 morti e 2000 senza casa.

 

Papa misericordioso

 Notizie telegrafiche

 

 

  • Si è ripetuta la campagna medica con più dottori e più ammalati.
  • Buon successo per l’altra campagna dedicata al controllo della vista.

  • Le magliette della Juventus portano fortuna e fanno vincere il Campionato della festa patronale di San Bartolomeo.

 

   La scuola sulla collina rocciosa cresce, ha il tetto con travi di bambù, le pareti intonacate e i pavimenti quasi finiti. Mancano porte, finestre e…

  •  Il mio libro in spagnolo Mi Huacho è letto con passione da una signora di 96 anni. Ne parlerò nel prossimo articolo.

 

nel 2007
  • Oggi, 23 novembre, compio 9 anni come cittadino di Huacho. È stato firmata la nuova convenzione per altri tre anni. Sono contento.

Don Antonio Colombo

 

Huacho, 23 novembre 2016

nel 2016

 

 

suor Dalmazia, neo Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia

Se si dovesse vedere una certa suor Dalmazia, al secolo Colombo Maria Graziosa, con una spilla a forma di stella con tanto di nastrino tricolore appuntata sul vestito, non dovremmo stupirci troppo, dal 3 giugno 2016, per decreto presidenziale è

Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia

e quella spilla ne è l’insegna ufficiale

Basta digitare sul sito del Quirinale http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx , nella casella di ricerca, Colombo Maria Graziosa, cognome e nome secolare di suor Dalmazia, ed ecco comparire il risultato.

Elenco dei decorati

decorato luogo di nascita data del decreto onorificenza
COLOMBO Maria Graziosa Dolzago   03/06/2016 Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia (già Stella della solidarietà italiana)

La cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine della Stella Italiana a sr. Dalmazia è ancora in data da stabilirsi.

La comunicazione è giunta dall’ambasciatore d’Italia a Maputo, in Mozambico, Dott. Roberto Vellano, direttamente a suor Dalmazia con l’email che riporto qui sotto, girata poi a noi familiari con questo commento:

Carissimi, ecco cosa ho ricevuto oggi: un po’ di esagerazione ed eccomi Cavaliere d’Italia.

UN ABBRACCIO SR DALMAZIA

Reazioni

L’ho chiamata subito in Skype e ho fatto da ponte con Ermanna da una parte e don Antonio dall’altra. Era l’ora buona per poterci sentire tutti e quattro e condividere quel momento di emozione, vinta anche con un po’ di ironia. Io mi gustavo anche le espressioni di mia sorella in video ancora trasecolata.

Momenti intensi, gioiosi, da tenersi stretti nel cuore e, come sempre, tra cielo e terra!

Abbiamo mantenuto il silenzio come Dalmazia ci ha chiesto, ma un po’ alla volta la notizia ha raggiunto familiari, amici, Facebook, ecc.

E la diretta interessata, alla quale per prima ho girato le notizie trovate in internet sul sito del Quirinale, ha apprezzato di essere diventata Cavaliere della Stella.

In fondo è stata ed è di luce a tanti, ma tanti e da tanti, ma tanti anni, in tante , ma tante situazioni.

C’è di che essere orgogliosi di averti in famiglia!

E quello che scrive l’ambasciatore è tutto vero, te la meriti con tutto il cuore questa onorificenza.

Problemi

Don Antonio si preoccupa perché in Perù ci sono asinelli, non cavalli…

Una nipote risponde mettendo a disposizione il suo cavallo. – Le presto Leo (quello che nitrisce)….così arriva alla cerimonia a cavallo!!!

Un’altra nipote pensa che quando le scriveremo delle lettere dovremmo scrivere 

Rev.ma Cavaliere suor Dalmazia Colombo!!!

 

 

E la missione continua

“E’ bello essere missionarie dall’aurora al tramonto”.

Lo dice suor Dalmazia dall’alto dei suoi 80 anni ed oltre.

Un esempio? Eccolo emergere da queste lettere di ringraziamento

 Carissimo dottor …… e Amici MAC (Movimento Apostolico Ciechi), 

       quando mi annunciarono che era arrivato un grosso pacco, ho giocato ad indovinare da dove potesse arrivare. Che gioia leggere la meravigliosa sigla MAC = occhiali!

Non passa giorno che qualcuno mi chieda un paio di occhiali perché “non riesce più a leggere”. Persino il nostro parroco da qualche tempo legge  allontanando sempre più i testi, incluse le letture liturgiche.

Anche le donne del  corso taglio – cucito non riescono ad infilare l’ago nonostante abbia  procurato loro aghi con la cruna grande. 

Mamma mia che dono! Grazie infinite, grazie. Questa è una vera opera di misericordia,  da “periferia” come dice Papa Francesco! Il Signore e la Consolata vi benedicano.

Io sto bene, davvero, ed è anche questo un grande dono del Signore perché mi permette di stare in “missione” e non nei centri cittadini. Infatti  Muliquela  è una missione tradizionale, dove non arrivano né energia elettrica né acqua canalizzata, ma da pozzo… Internet ci arriva… ed anche un po’ di luce da pannelli solari

La missione è dedicata alla Madonna di Fatima. Il santuario è stato costruito nel 1951 dai missionari Dehoniani, è grandissimo, ma porta i segni di anni e anni di “disordini”. Con il nostro arrivo, meno di due anni fa, sta risorgendo. Stiamo rifacendo porte e finestre, piano piano. La struttura muraria è forte. Il tetto ha qualche buco, la chiesa è bella e maestosa.

Una volta all’anno c’è il pellegrinaggio diocesano della Madonna di Fatima e la nostra gente ama la Madonna, quest’anno è stato un grande evento che ha superato ogni aspettativa. I devoti sono arrivati da lontano, su camion e pulmini, hanno dormito all’addiaccio… Ci aspettavamo un migliaio di persone, esterne e ne sono arrivate circa sei mila…

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S. Messa all’aperto

 

Augurando ogni bene rinnovo il nostro grazie  e vi assicuriamo la nostra preghiera di missionarie e delle persone che beneficeranno dei vostri occhiali.

Suor Dalmazia Colombo

 

O da quest’altra

 

Carissimo Signor …..,

Grazie infinite per l’offerta  per don Antonio e me, ossia per il Perù e il Mozambico. Un augurio pasquale che ci aiuterà a far sentire  che Gesù è risorto, a persone che hanno bisogno di credere che c’è una speranza di vita. Stiamo pensando a come aiutare le donne, spesso vedove o abbandonate, ma anche famiglie,  alle volte marcate dalla malattia e con bambini ad avere una AUTOSUFFICIENZA ALIMENTARE con qualche piccola industria che non richieda fatica fisica eccessiva e allontanamento dalla famiglia. Gli uomini spesso dicono: vado in città a cercare lavoro…. Poche volte lo trovano!  E quando tornano, sono più magri di quando se ne erano andati e portano a casa solo qualche vestito, per  il nucleo familiare, e niente soldi!

In questa zona il terreno non è molto fertile e la gente. al momento del raccolto, vende quasi tutto – eccetto la manioca – per poter sostenere le spese indispensabili

La sua offerta ci stimola. Abbiamo iniziato la scuola di cucito. Venerdì parleremo con le donne per vedere se hanno qualche idea.

Grazie ancora e buona continuazione delle feste pasquali. Qui in missione, provenienti da cinque villaggi, abbiamo avuto 120 battesimi di adulti e 12 matrimoni!

Con affetto e riconoscenza

Suor Dalmazia

 

 

FIORE del deserto – luglio 2016

 

PPK  nuovo PRESIDENTE del Perù

Ha vinto PPK!

chi ride e chi piange

Domenica 5 giugno, al ballottaggio, ha vinto PPK per pochi migliaia di voti e una percentuale risicata. Keiko, stupefatta e delusa, non ha parlato per tre giorni, ce l’aveva messa tutta. Finale al cardiopalma, al fotofinish, si direbbe in Italia. Qui ho trovato una definizione interessante: finale al naso, naso lungo o naso corto alla Pinocchio.

Da “El Comercio del 9 giugno, la giornalista Patricia del Rio scrive: “I numeri non mentono e per questo siamo nella condizione di affermare che, una volta di più, la signora Keiko Fujimori perse le elezioni presidenziali per un naso. Il naso del 2011 assomiglia di più a quello di Pinocchio, avendo perso per 447.057 voti contro Ollanta Humala. Contro Kuczynski perde con il naso corto di 43.914 voti e una percentuale di

2,58%. La distanza si è accorciata, ma non basta!”

PPK, il vincitore

I dati ufficiali danno la vittoria a Pedro Pablo Kuczynski – sigla PPK – del partito Peruanos por el Kambio, con voti 8.506.964, pari al 50.129%, mentre Keiko Fujimori del Partito Fuerza Popular ottiene 8.463.050 con il 49.871%.

È vero, i numeri non mentono, alla fine della lunghissima campagna per il ballottaggio durata due mesi, l’arbitro fischia: ha vinto PPK.

PPk con la moglie

In una inchiesta televisiva su come si scrive il nome del nuovo Presidente, uno solo dei 100 che hanno tentato, ha indovinato le lettere giuste: K u c z y n s k i; anch’io lo sbagliavo. È il cognome polacco di suo papà medico, emigrato dalla Germania in Perù nel 1935. Pedro Pablo è nato il 3 ottobre 1938, da mamma francese. Keiko Fujimori Higuchi invece ha 41 anni, nata a Lima da ambo i genitori emigrati dal Giappone.

La domanda vera è non è perché ha vinto PPK, ma perché ha perso Keiko che si era presentata al ballottaggio con un bel vantaggio: 39.81 % con 73 congressisti contro il 20,98% di PPK con solo 18 congressisti.

Keiko a Huacho

Sempre con la giornalista Patricia del Rio: “ Pesa su Keiko il fatto di essere figlia del ex presidente Alberto Fujimori ora in carcere. Quando uno ascolta i cognomi di Keiko Fujimori Higuchi non può non ricordare una decade di scontri che il nome evoca. Impossibile dimenticare ciò che significò il governo del papà, tacciato di dittatura”.   Da buon italiano ricordo quando si affacciò sulla scena politica la nipote di Mussolini, scatenando subito polemiche tra chi aveva ricordi personali del fascismo, uno che parlava degli assegni familiari per le famiglie numerose e l’altro che non aveva ancora digerito l’olio di ricino che gli avevano fatto trangugiare in abbondanza.

Più che un voto a favore di PPK si sviluppò una campagna contro Keiko, raccogliendo voti da destra e da sinistra decisi a non farla passare. Dicono che ci hanno messo uno zampino anche dall’alto proibendo ai membri della Polizia di andare a votare al ballottaggio, sapendo le loro inclinazioni politiche. A Huacho, Keiko ha ottenuto il 60%.

Io c’ero

Keiko vince a Huacho

Ho partecipato al comizio che la candidata aveva tenuto qui in città con una grande partecipazione di persone dal volto sereno e pieno di speranza.

PPK suona e sogna
PPK suona e sogna

Il giorno 28 luglio scatterà il quinquennio di PPK che ha ricevuto la delegazione dei Vescovi che gli hanno fatto gli auguri, lanciando poi a tutti un invito alla riconciliazione, con linguaggio sportivo: “Durante la campagna elettorale ci siamo scatenati ognuno con la maglia del suo partito, ora è tempo di indossare tutti la stessa maglia, quella bianco rossa della nazionale, pensando al bene del paese”.

Il nuovo Presidente ha due anni più di me, sorride, balla, canta e sogna con freschezza giovanile. Cercherò di imitarlo, ballo a parte.

Campagna medica gratuita

La base è la piccola farmacia parrocchiale, aperta tutti i giorni, offrendo medicinali di base a prezzi ridotti e attenzione settimanale con uno psicologo, una podologa, prelievo esami del sangue e medico di base con l’ecografo.

campaña médica,  campagna medica parrocchiale

 Nasce così l’idea di offrire alla parrocchia una attenzione speciale anche perché tante persone non sono iscritte a nessuna mutua, non hanno la tessera sanitaria perché il 70% lavoro in nero!

gli amici dell'ospedale
gli amici dell’ospedale
visita oculistica
dott. Gerardo

La base portante è data dal dottor Enrico La Rosa che frequenta con fedeltà e buoni risultati il corso di italiano, insieme a sua moglie Clara che è ostetrica. Si fissa una data e si arma il gruppo.

Sabato 28 maggio, arrivano in parrocchia dottori e clienti, occupando tutti i locali al pian terreno. Da Lima arriva il dottor Damiano Pozo, fresco di matrimonio e di entusiasmo, e si mette a disposizione per il primo screening aiutato da due infermiere. Il più gettonato è lo psicologo ricevendo una coppia con il figlio di 8 anni,  tre ragazzi e varie persone in cerca di un orientamento.

ecografo

     

lo psicologo

 Un pediatra accoglie e valuta i bambini dando consigli e medicine alle mamme. Il dottor Enrico è dermatologo e ha il suo da fare controllando piccoli e grandi neo. La dottoressa Maria Quispe corre da un posto all’altro come coordinatrice e continua a chiamare con il cellulare il dottore dell’ecografo, riuscendo a strapparlo da una clinica per mettersi a disposizione di una mamma in attesa.

  La gentilezza della dottoressa dei prelievi sanguigni è davvero degna di una menzione così come la podologa che fu la prima a rispondere all’appello, pronta a strappare unghie incarnate o a eliminare fastidiosi calli. Un bambino con la maglia del Milan vuole farsi controllare la vista avendo problemi a scuola per leggere alla lavagna, si siede tranquillo, gli tappano un occhio invitandolo a leggere dalle lettere grandi alle piccolissime arrivando alla quarta linea. Con in mano i dati della sua vista se ne va contento in cerca degli occhiali.

Quasi affannata è Violetta incaricata della farmacia e ora preoccupata che tutto si svolga bene, dopo aver preparato i separé per i medici, la pesa con la misurazione dell’altezza, i fogli per le cartelle cliniche.Tre medici di medicina generale hanno potuto ascoltare i problemi di bronchiti, di anemia, di mal di stomaco e di qualche raffreddore noioso in questo autunno anomalo per il fenomeno del Niño.

Mancava l’attrezzatura per il dentista, ci si è dovuti accontentare di un controllo, di una pulitura e del sorriso di due giovani tecnici. La più tranquilla è una bambina di un anno e pochi mesi, serena e con occhi grandi, in braccio a sua mamma: tutte e due si sono sottoposte a visite mediche con risultati soddisfacenti.

Ho approfittato anch’io per il controllo della pressione, dei polmoni e dei denti: quasi promosso.

Così veloce è passata la mattinata davvero soddisfacente con 90 pazienti di tutte le età. Per il futuro si dovrà curare di più la pubblicità e mettere a disposizione più medicine gratuite. Tutti si sono già resi disponibili a organizzare un’altra giornata entro qualche mese.

Dal niente spunta una scuola

 sport nella scuola

Tutto sta scritto in questa lettera del 29 maggio che ho mandato alla Parrocchia Santa Maria Goretti, via Melchiorre Gioia 193 – 20125 Milano

 Sacerdoti, consiglio pastorale e parrocchiani,

grazie di cuore per il continuo appoggio spirituale e materiale che mi date. La bellezza della Chiesa Cattolica è anche questa di non avere confini e di sentirci uniti ogni giorno nella Messa, in qualsiasi altare la si celebri.

Il vostro contributo di 450 euro è andato in cemento e mattoni per appoggiare la costruzione di una scuola elementare alla periferia di Huacho.

Lì stanno vivendo ciò che voi stessi avete vissuto: la storia di chi lascia il Veneto o la Puglia per cercare un futuro a Milano, senza casa, senza scuola, senza Chiesa. Voi ce l’avete fatta e qui stanno sforzandosi di ottenere gli stessi risultati. Vogliono che i loro figli abbiano un futuro e ciò nasce dalla scuola.

Non è zona della mia parrocchia che è centrale come Piazza Duomo. L’ho scoperta facendo una festa prenatalizia tra i poveri della periferia su una collina piena di sabbia e rocce schiaffeggiate dal vento. Lì, in mezzo ai bambini e alla polvere, mi hanno parlato di un loro sogno di costruire una scuola elementare. Io avevo immensi dubbi, ma poi ho visto i fatti: la gente si è messa a scavare, a livellare, a fare iniziative per raccogliere soldi…. così mi sono inserito coinvolgendo anche una scuola di Maristi.

     

 le prime cioccolattate natalizie

i fondatori

 Ogni settimana un mattone in più, come diceva la canzone: “Mattone su mattone vien su la grande casa…” Tutto è Provvidenza, anche voi siete parte di questo sogno.

Qui già pensano al giorno della inaugurazione, vogliono preparare quattro bandiere, Perù, Italia, Spagna e Germania, per ringraziare i tanti amici che li stanno appoggiando.

   

inizia un sogno, la scuola è per loro

   Io sono parroco della Cattedrale con due sacerdoti peruviani. Oggi celebriamo la festa del Corpus Domini portando il Santissimo a spalla, essendo collocato in cima a una portantina (quelli del Sud sanno come si fanno le processioni dei Santi).

Sono quasi 200 iscritti alla Prima Comunione perché vengono da tutta la cittadina. Lavoro non manca comprendendo la mia visita settimanale a due Ospedali.

Qualche volta penso al Naviglio Martesana che si inabissa proprio davanti alla vostra Chiesa.

Qui faccio vedere il film di Santa Maria Goretti ai miei alunni, piccoli e grandi, dell’istituto San Francesco ideato per imparare l’italiano. Sempre si commuovono.

Anche questo è un modo per stare uniti alla vostra parrocchia.Non dimenticate che padre Milani aveva un fratello missionario passionista qui in Perù.

Mie notizie potete sempre vederle su www.sullarcadinoe2.it

Uniti nella fede, muchas gracias.

Don Antonio Colombo

 picconi, badili e carriole

Ora quattro aule aspettano il materiale per il tetto, mentre papà e mamme, armati di picconi, badili e carriole, si alternano per spianare il cortile pensando ai loro ragazzi che potranno correre felici.

 fin qui siamo arrivati

Notizie in breve

Anno della Misericordia in carcere

Anno della Misericordia in carcere con 12 sacerdoti, 15 suore, 7 laici e 2000 detenuti.

Una mattinata di preghiere, teatro della parabola del figlio prodigo, confessioni, canti e una pagnotta di pane per tutti, condita di bontà e speranza sotto lo sguardo contento del cappellano padre Gianbattista Inzoli.

don Giambattista Inzoli
don Giambattista Inzoli

 

misericordia
misericordia – momenti dell’incontro

 

 

 

 

 sacerdote con i detenuti                                                                                        il pane della condivisione 

 il figliol prodigo 

Marcia per la vita

Marcia per la vita in Huacho con circa 1500 persone, idealmente unite alle 700.000 che sfilavano in Lima. Non ricordo di aver mai partecipato a una marcia nella mia vita, però questa volta mi sono messo in prima fila, la posta in gioco era troppo alta, valeva la pena camminare per 3 chilometri dando la mano alla piccola e simpatica Fatima. Che bella gioventù e che belle famiglie sfilavano entusiaste.

tre generazioni

 con Fatima

 

   più di mille

tutti insieme  

                                                                                                  studenti universitari

Attraversare la Porta Santa fa bene, dice il Papa. Con 100 pellegrini abbiamo raggiunto due cittadine della Diocesi, per acquistare l’indulgenza plenaria. Un commento del presidente di una confraternita: “È stato bello, ci siamo conosciuti tra noi, abbiamo visto altre chiese, ci sentiamo più sereni e uniti tra giovani, adulti e anziani”. Fuori programma si è visitata una periferia, quella vera e difficile, con una cappella animata da due giovani suore missionarie di Bergamo. Tutti hanno notato il loro sorriso evangelico. 

  in festa

 Il secondo trofeo don Antonio Colombo ha visto i ragazzi della Accademia della Cattedrale vincere in cinque categorie su sei. Ora si sogna di poter partecipare a un torneo a livello nazionale, sempre con i talenti in erba di casa nostra. 

 i migliori  

imparate!
imparate!

             

 piccoli juventini crescono

    juventini crescono

Il piccolo Perù batte il gigante Brasile per uno a zero, grazie a una mano miracolosa, durante la Coppa America. Anche questo è calcio seguendo la storica frase dell’allenatore Boskov: “Quando è rigore, quando è gol? Quando l’arbitro fischia”. Questa volta l’arbitro ci ha messo 10 minuti prima di decidersi a fischiare di nuovo indicando il centro, è gol. Tutti i peruviani sono contenti.

arbitro: E’ gol 

 mano miracolosa

Le spine non mancano, cerchiamo di trasformarle in rose come Santa Rita da Cascia, venerata anche da queste parti, sempre il 22 maggio.

 La rosa è data dalla Prima Messa di don Emmanuel Santoro a Cologno Monzese dove sono stato parroco dal 1986 al 1993. Ho battezzato il piccolo Emmanuel, il seme è cresciuto e ora posso concelebrare con lui, a distanzia.

                    

 il neo sacerdote, don Emmanuel Santoro                                                    i nuovi presbiteri della Diocesi di Milano – 2016

 

Un saluto a pochi giorni dal mio 50+2 della Prima Messa, sempre il 29 giugno.

   Don Antonio Colombo

 Huacho, 22 giugno 2016

 

 

Spigolatura n.2/2016 – APERTURA della PORTA SANTA a MULIQUELA

APERTURA PORTA SANTA A MULIQUELA

Quando, alla fine di gennaio ci venne comunicato che il 21 febbraio il vescovo, mons. Francisco Lerma, sarebbe venuto alla nostra parrocchia- santuario della Madonna di Fatima di Muliquela, abbiamo sentito in cuore gioia e sgomento: gioia per l’onore e la grazia di avere la Porta Santa della Misericordia, in questa missione dove ci troviamo da poco, e sgomento perché il santuario, splendido nella sua struttura, porta i segni di quarant’anni di “vandalizzazione” dovuti alla persecuzione religiosa, guerra e infine, abbandono. Mons. Lerma, missionario della Consolata, ci disse che nel 2010, quando divenne il pastore della diocesi, Muliquela era stata cancellata dall’elenco delle parrocchie!!!

 

           

Facciata del Santuario Madonna di Fatima di Muliquela e la sua maestosa struttura

 

La stessa chiesa, pur essendo maestosa, era inaccessibile, sommersa dalle erbacce, circondata da costruzioni in rovina. Solo la sua passione missionaria e la collaborazione dei cristiani e di altre persone coraggiose riuscirono a liberare il terreno, restaurare qualche caseggiato, ridare insomma vita e speranza alla parrocchia santuario realizzando nel 2012 un grande pellegrinaggio diocesano.

Le Missionarie della Consolata, nel 2014, accolsero la sfida di far rinascere la “Bella Signora di Fatima”, superando non poche difficoltà, compreso l’alluvione del gennaio 2015 che le isolò dal “mondo” per la caduta dei ponti sui fiumi dell’unica arteria stradale di cui dispongono.

La comunitá di MULIQUELA
Quattro missionarie, quattro nazionalità: da sinistra:    Suor Aura – colombiana;  suor Dalmazia – italiana; suor Julia – keniota; suor Janette – brasiliana

Senza perdersi d’animo, con coraggio fecero che la vita riprendesse riattivando la Pastorale missionaria: visita alle famiglie e alle comunità di villaggio, animazione e formazione dei leader di Comunità e catechisti, sostegno ai movimenti ecclesiali, promozione della donna, doposcuola, animazione ragazzi e giovani, sostegno ai mal nutriti… La comunità cristiana corrisponde bene alle iniziative collaborando anche nella gestione del territorio di missione liberandolo dalle erbacce, tassandosi per rifare i banchi della chiesa, sostenere le spese ordinarie del culto, sperando di arrivare piano piano a restaurare porte e finestre – tante – e chissà tinteggiare la grande chiesa, che non è una cattedrale nel deserto, ma una chiesa viva. Un sogno! Per questo la notizia della “Porta Santa della Misericordia, ci ha fatto esultare e impensierire. Neppure avendo disponibilità finanziarie sarebbe stato possibile restaurare in tempo una delle grandi porte della facciata principale tanto sono malridotte.

 Porta Santa

Ci volle il genio di suor Janete per scoprire che le misure delle porte della sacristia erano uguali, e una di queste era “restaurabile.

Fu la salvezza. Senza frapporre indugio, si scardinò quella che ebbe l’onore, grazie al lavoro professionale del signor João, il falegname del villaggio, di aprirsi ad accogliere i fedeli desiderosi di Misericordia.

Non fu facile fare una sola porta di due e rendere presentabili le altre della facciata. Ci fu un gran correre per andare al mercato di Ile (12 km) a comperare chiodi, colla, stucco, vernice… mancava sempre qualcosa e il tempo sempre a stringere.

Ad un artista di Gurue fu commissionata la pittura su parete del logo, e con della calce si pensò di imbiancare l’angolo della PORTA SANTA coprendo le spese con il contributo straordinario delle comunità che arrivava a singhiozzo.

 

il parroco che da venerdì ha confessato ore ed ore…

 

Mentre gli operai lavoravano, si mise in moto la “macchina” dei cantori, accoliti, danzatrici, incaricati dell’altare, della pulizia… perché la Misericordia del Padre potesse diffondersi in coloro che l’avrebbero desiderata.

 i suonatori a percussione

L’annuncio della apertura della Porta Santa fu dato con il “ passa parola” dai catechisti di zona per raggiungere le sessanta comunità cristiane, alcune delle quali inaccessibili con mezzi motorizzati, ed anche con il cellulare.

E venne il giorno 21 febbraio. L’arrivo del vescovo era previsto per le 08. Di buon mattino mi avviai verso il santuario per poter fotografare la Porta Santa, prima che fosse aperta. Mentre mi avvicino, per un istinto che mi viene dall’essere molto miope, guardai in terra per mettere il piede al posto giusto, quando vedo una “colonna” di formiche carnivore, entrare e uscire da sotto la Porta Santa.

Incredula lancio l’allarme. Arrivano alcuni fedeli. Da esperti scoprono che le “operaie” stanno facendo la spola fra due termitai: uno ai piedi della scalinata e l’altro inserito nella parete della chiesa. Per liberare il passaggio si dovette ricorrere alla fumigazione con due fasci d’erba secca, e per sicurezza, tamponare le “porte “ delle indesiderate “pellegrine”.

Posando in attesa dell’arrivo del Vescovo

 

Mentre scattavo qualche foto, si sente in lontananza l’arrivo della macchina del vescovo e di fretta gli si va incontro.

E arrivato il Vescovo, la gente gli corre incontro e a tutti la mano

 

 

Protetto da un ombrello parla con il sacerdote

  Come descrivere a parole quanto accadde da questo momento? Difficile, inaspettato. Per questo mi affido a un foto racconto che, per immagini descrive quanto bisogno di Misericordia c’è nel cuore degli uomini. Come si spiega altrimenti, quanto accadde? Ossia l’afflusso di migliaia di persone arrivate – alcune il giorni prima dormendo all’addiaccio – a piedi in bicicletta ed anche in moto.

i pellegrini sono arrivati a piedi, in bicicletta ed anche in moto…

A gruppetti aspettano l’ora. Queste donne passarono la notte all’addiaccio

E cosa dire nel vedere la folla passare ordinata, devota per la Porta santa e, ordinatamente, inginocchiarsi sul pavimento liberato dai banchi e mantenersi quasi sempre così durante la celebrazione durata almeno due ore?

I fedeli si avviano verso la Porta Santa

Inizio della Celebrazione per l’Apertura della Porta Santa

 L’accoglienza della benedizione del Vescovo che asperse tutti i fedeli inginocchiati passando lentamente attraverso il “tappeto umano” dei fedeli?

 

Mons. Lerma asperge i fedeli

Commovente il momento in cui il Vescovo, parlando nell’omelia che, alla Misericordia di Dio, dovevamo rispondere con le Quattordici Opere di Misericordia chiese all’assemblea se le conoscesse. Immediatamente, dalla navata a destra, femminile, partì il coro “Dar da mangiare agli affamati…”. Sorpreso, ma continuando nella provocazione, mons. Lerma si rivolse agli uomini della navata sinistra perché proclamassero quelle spirituali. Ed ecco un coro possente declamare: “ Consigliare i dubbiosi, insegnare…”.

 

La chiesa assiepata sembra un tappeto umano

 

All’uscita, non ci fu il tradizionale vociare o peggio schiamazzo di quando si scioglie una assemblea. Sembrava che ognuno volesse continuare a vivere l’abbraccio del Padre Misericordioso.

Muluku Okhala”, Dio esiste, mormorò una signora. Si, Dio esiste, Cristo è vivo, e ancora una volta lo abbiamo sperimentato!

 

Donne inginocchiate

 

 

Con la gioia nel cuore, auguro a tutti voi Buona Pasqua in Cristo Risorto.

Suor Dalmazia mc

 

Muliquela, 2 marzo 2016

 

Fiore del giubileo della misericordia: un pallone in carcere

Un pallone in carcere

 Africa 1996

 

A Chirundu un ponte sull’immenso fiume Zambesi unisce e divide Zambia e Zimbabwe, zona di transito, di commercio e di traffici illeciti.

“Fratel Oreste non mi permette di lasciare Chirundu senza farmi vedere i suoi nuovi amici, i dodici carcerati chiusi in una stanza buia, a pochi metri dalla dogana e dal ponte. Uno di loro mi riconosce: “Ah, il padre Antonio di Kafue, quello che giocava al pallone nel campionato regionale!” Resto sorpreso, sono passati dieci anni, ma quel giovane non si è dimenticato dei miei potentissimi tiri con la squadra della parrocchia Aroma Stars.

 

Don Antonio con gli Aroma Stars di Kafue (Zambia)

Comperiamo al mercatino della piazza antistante chili di farina bianca, pesce secco, sale, zucchero e facciamo passare il tutto attraverso le sbarre. L’amico giocatore è felicissimo e condivide tutto con i suoi 11 compagni della specialissima squadra a strisce.

Gesù dice: “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi”.

Dal libro “Milano – Kafue, andata e ritorno” a pagina 330

 

Huacho 2016

 

Sono passati 20 anni ma il pallone serve anche qui come grimaldello per aprire le porte blindate del carcere di Carquin con quasi 2000 ospiti.

Tutti i venerdì due sacerdoti, due suore e un gruppetto di volontari fanno apostolato nel carcere. Io ci sono stato solo sette volte, tre per celebrare la Messa e quattro per il concorso dei presepi di Natale, sempre con forte coinvolgimento emotivo.

Al momento di premiare i migliori presepi del 2015 mi viene una ispirazione che subito esprimo al direttore e ai cinque delegati dei vari padiglioni: “Perché non facciamo delle belle partite di calcio mettendo in palio una grande coppa, posso venire con due squadre della scuola calcio della Cattedrale?” Quasi in coro tutti dicono: “Venga, padre, abbiamo giocatori fortissimi”. “Bene, mi impegno, ci vediamo dopo Natale!”

 

Proposta di Natale

 

Martedì 23 febbraio ci presentiamo davanti ai cancelli con 16 giovanissimi giocatori che non superano i 18 anni. Sono tesi e molto sorpresi dei severi controlli a cui devono sottoporsi senza cellulari, senza braccialetti, niente che sia collegabile a un computer e revisione minuziosa delle borse, delle scarpe fino alla perquisizione personale nel camerino. Robert lo scoprono con un cellulare, si blocca tutto per 10 lunghi minuti e anch’io mi irrigidisco preoccupatissimo.Il caso si risolve per la evidente immaturità del ragazzo e tutti possono farsi timbrare il braccio ricevendo un sereno “Benvenuti, il Direttore e i giocatori vi aspettano”.

Si gioca

 

Sono le dieci è il momento del sorteggio per la eliminazione diretta tra 8 squadre in lizza. La prima squadra ad uscire dal giro è una della Cattedrale, senza scuse a parte un po’ di timore davanti a giocatori maturi per età, potenza di tiro e grande voglia di vincere. Si gioca su un campetto in cemento con pavimento scivoloso con sponde alte 30 centimetri che sono considerate parte del gioco.

Con la maglia gialla della Cattedrale per sei ore seguo passo passo partita dopo partita dove non mancano le scintille da cartellino rosso. Le guardie carcerarie aiutano a tenere tutto sotto controllo. Il tifo quasi non esiste perché solo i giocatori e le riserve sono autorizzate a uscire dai loro padiglioni. Mi accorgo però che attraverso le sbarre del primo e secondo piano (come dalle tribune di uno stadio vero) ci stanno seguendo gridando ad ogni gol, specialmente per una semifinale decisa con la roulette dei rigori.

Gol

 Lo scontro tra la squadra due della Cattedrale e quella della polizia interna è durissimo, in un continuo alternarsi di gol e di falli con relative proteste. L’arbitro è sconvolto e devo entrare in campo a dargli una mano. Uno strano e polemico pareggio 5-5 ci permette di continuare.

Il sole e la sete si fanno sentire quando si arriva alla partita chiave contro il terzo padiglione, considerato il dominatore assoluto dei tornei interni. Balzano agli occhi esperti due modi diversi di giocare, potenza e rabbia agonistica da una parte e controllo della palla e schemi tattici dei miei giocatori ben allenati e condotti dal tecnico Moisès Racchumich. Vince la Cattedrale giocando alla “Barcellona di Messi” per 6 a 2.

Nella pausa prima della finale vedo con piacere che il ghiaccio si è sciolto ed i miei giovani che parlano con i carcerati in serenità. Mi diranno dopo: “Padre, grazie, abbiamo imparato molto, ci hanno dati consigli che conserveremo nel cuore”.

 

Don Antonio e l’allenatore

 

Una grande coppa alta quasi un metro aspetta il vincitore tra il padiglione quattro in maglia bianca a strisce rosse e la Cattedrale in giallo-brasiliano. A viso aperto si affrontano sempre con i due stili opposti, prevale il tattico fino al due a zero e poi dilaga il calcio maschio che si merita la coppa per 6 a 3. Si sente l’urlo che esce dalle “tribune con sbarre” e la gioiosa invasione di campi dei delegati del padiglione vincitore, il quattro.

Il padiglione quattro

 

Il sole già ha diminuito la sua forza, sono le quattro del pomeriggio al momento della premiazione, momento sempre magico in qualsiasi torneo che si rispetti.

Campioni 2016

 

Manca lo champagne a completare la consegna del diploma, di una busta con qualche soldo per brindare poi con tutti gli amici del padiglione, mentre il fotografo ufficiale (con debito permessso) immortala questa esperienza unica.

Un regalo in più per i vincitori sono le ambitissime maglie rosa-nero Max Andrè di Aurelio Rotondi e quelle verdi DI.PO. di Massimo Merli. Non posso dimenticare l’amico tedesco Markus Veith che da poco si è unito al gruppo dei benefattori per favorire sviluppo umano e cristiano attraverso un pallone di calcio.

Gli euro tedeschi

 

 

La carezza di Gesù

 Tutti sanno che Papa Francesco è tifoso vero e proprio della squadra argentina San Lorenzo, così sono certo che sarà contento nel sapere che In Perù si è realizzata l’opera di misericordia corporale numero sei che dice: ”Visitare i carcerati”, utilizzando un pallone.

“Grazie, torni ancora, è stata una giornata stupenda per noi sempre chiusi nel grigiore di queste mura. Ci può dare una benedizione?”

In amicizia

 

Non ero in cotta e stola, ma con la maglietta sportiva, contento di poter tracciare un piccolo segno di croce sulla fronte di vari giocatori. Uno era tanto alto che ho dovuto alzarmi sulla punta dei piedi per trasmettergli la carezza di Gesù.

 

 

Veloce è stata l’uscita, Robert ha riavuto il suo cellulare, i ragazzi erano rilassati e soddisfatti e non finivano di scambiarsi le impressioni che certamente hanno condiviso in famiglia e con altri amici.

Un pallone può fare piccoli miracoli anche oltre le sbarre.

 

Tutti felici

 

Già si avvicina la Pasqua, vissuta in Perù come Settimana Santa, tutta intera dalla domenica delle Palme alla messa del gallo delle quattro nella mattinata radiosa del giorno della Resurrezione.

Le incensatrici

 

Il Cristo Risorto e Sua Madre Maria ritornano in Cattedrale

dopo la notte di passione per le vie di Huacho

Buona PASQUA da 

Don Antonio Colombo

 Huacho, 15 marzo 2016

 

 

 

Chiusa la mostra “Mozambico, una storia attraverso l’arte”

 

La mostra ​ ​ “Mozambico, una storia attraverso l’arte” è ritornata nelle scatole e resta pronta per altre occasioni.

 

Nel chiudere le porte del refettorio dell’Abbazia di Morimondo, che ci ha ospitato in questo mese, ho riguardato il grande affresco sulla parete dove è rappresentata la scena di Gesù, che dopo 40 giorni di digiuno e le tentazioni, viene circondato dagli angeli che lo servono con abbondanza di cibo e dell’ amore di suo Padre e nostro Dio.  Mi è sembrato un buon auspicio per il Mozambico e non solo. Che stia arrivando un tempo di abbondanza per tutti noi?

 


A don Mauro
Loi, parroco dell’Abbazia di Santa Maria Nascente di Morimondo,

al Comune di Morimondo,

alla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo,

alla Fondazione Per leggere Biblioteche Sud Ovest Milano,

alla Parrocchia di Santa Maria Nascente di Morimondo,

alle Missionarie della Consolata di “Andare alle Genti”,

al dott. Paolo Mira

il nostro grazie per averci dato l’opportunità di far conoscere il Mozambico e il suo popolo sia ​con la mostra nelle sale dell’Abbazia, sia con le 2890  visite virtuali su Facebook: un successo insperato.  La bellezza salverà il mondo.

Buona Pasqua a tutti e arrivederci

Ermanna Colombo Fagnani

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https://www.facebook.com/MostraMozambico/

sito: 

www.sullarcadinoe2.it

 

Ultimo week end di apertura per la mostra

  Parrocchia di S. Maria Nascente

Piazza S. Bernardo 1 – 20081 MORIMONDO (Mi)          

02.94963657                                  

                                                                                           1 marzo 2016

COMUNICATO STAMPA

 

Ultimo week end di apertura per la mostra

“Mozambico – Una storia attraverso l’arte “ ALL’ABBAZIA di Morimondo

 

   

 

Ancora un week end per immergersi nell’arte e nelle atmosfere africane. Sabato 5 marzo, dalle 14.30 alle 17 e domenica al mattino, dopo la s. messa delle 10.30 fino alle 12.00 e poi dalle 14.30 alle 17.30, resta aperta al pubblico la mostra benefica “Mozambico – Una storia attraverso l’arte”, allestita nelle sale del chiostro dell’Abbazia di Morimondo. A partire dalle ore 16, le opere saranno messe in vendita per finanziare i progetti delle Suore Missionarie della Consolata in Mozambico.

      

La rassegna nasce per raccontare la storia e la cultura dei popoli del Mozambico. Una storia secolare, tramandata oralmente dai popoli Makua e Makonde, e che nella mostra si svela attraverso sculture in ebano e avorio, quadri dipinti su stoffe e su paglia, batik, ma anche opere e oggetti di uso quotidiano, come i giocattoli o le suppellettili. A queste opere d’arte si aggiungono documenti, libri e dizionari in lingua originale, monete, francobolli, tesi di laurea, sementi, conchiglie e capulane storiche.

La mostra è organizzata dalla Parrocchia Santa Maria Nascente di Morimondo, in collaborazione con la Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo.

Inoltre, la rassegna ha ottenuto il patrocinio di

Comune di Morimondo,

Fondazione Per Leggere,

Biblioteche Sud Ovest Milano,

e della rivista “Andare alle genti”.

 

Ingresso: bambini fino a 12 anni gratis; adulti euro 3,5.

​​

 

Altre fotografie sulla pagina Facebook della mostra:

 

​https://www.facebook.com/MostraMozambico/?fref=ts​MostraMozambico/photos_stream

 

 Abbazia di Morimondo, sale del Chiostro.
Piazza San Bernardo 1, Morimondo (MI)

Segreteria Fondazione
Abbatia Sancte Marie de Morimundo

Telefono: 02.94.96.19.19

www.abbaziamorimondo.it

www.sullarcadinoe2.it